Sarah Biacchi: “come una principessa a teatro”

“La parte superiore del mio armadio è piena di abiti da principessa, diademi, scarpette di cristallo”

Attrice teatrale, cantante, musicista, regista. Una poliedricità pazzesca. A Sarah ho chiesto di raccontare la storia di chi è riuscita a realizzare un sogno, o forse anche più d’uno, e di come abbia fatto.

“Nasco come musicista, suonavo il pianoforte. Quando sono entrata in conservatorio, però, mi sono accorta che cantare era molto più gratificante. Quindi ho studiato privatamente ed ho sostenuto l’esame di ammissione per il canto lirico. All’Università avevo scelto la facoltà di Lettere ad indirizzo storia e teatro dello spettacolo, e c’era una parte pratica da superare. In quel momento ho capito che volevo stare quassù, sul palco, e non scendere mai più. Infatti la parte sopra del mio armadio è piena di abiti da principessa, diademi, scarpette di cristallo. Li compro perchè mi piacciono, e mi piace indossarli alle rappresentazioni che vivo e che arriveranno

Conservatorio, Università, Scuola di teatro di Arte Drammatica Nazionale di Bologna. Praticamente non hai avuto una vita sociale?

” In realtà l’ho avuta, certo. Ma oltre gli impegni è stato sempre meravigliosamente divertente quello che ho fatto che mi dispiace solo di non averlo fatto quanto avrei voluto.” Sarah si riferisce a tutte le rappresentazioni teatrali nelle quali ha avuto un ruolo, ai tour esteri, alle collaborazioni importanti. Ed io, ovviamente non riuscendo ad elencarle tutte, le chiedo quale siano state più significative ai suoi occhi.

“Innanzitutto quella con il mio primo marito, JuriJ Ferrini, che mi ha insegnato tantissimo. E’ stato il mio maestro artistico. Poi una menzione va a Mascia Musy, che è una delle persone per le quali ho scelto di fare teatro, la mia musa, con la quale ho avuto anche l’onore di recitare insieme. Recitare con il tuo idolo è una bella soddisfazione, siamo diventate tra l’altro anche amiche. Inoltre l’anno passato lavorare all’interno del Globe Teatre di Roma, avendo Proietti come direttore artistico, è stata un’altra bellissima esperienza”

Dulcis in fundo, io ho la fortuna di aver avuto anche Tosca, una grande artista e persona che mi ha segnato, che mi ha formato per un periodo

Il personaggio più sofferente da interpretare? Che ti ha fatto scoprire un lato di te che magari non conoscevi o ti ha messa in difficoltà? Non so, penso a Edith Piaf, ad esempio.

“In realtà è più difficile interpretare le parti piccole, non hai tanto arco del personaggio. Ora che me lo chiedi, forse quando ho interpretato Cherubino, che poi è stato il mio Debutto a Spoleto, personaggio con il quale ho vinto il concorso e che abbiamo portato nei teatri giapponesi”

Buttiamola sul personale, dai. Quanto è importante avere accanto un uomo che ti capisca?

“Io ho la fortuna di essere vicina ad un uomo che conosce questo ambiente, lo produce ma per lui non potrei fare niente altro. Non lo prenderebbe mai in considerazione. Si è innamorato di me sul palco, e non potrebbe mai rinunciare a quella cosa lì. E’ il contrario di avere un fidanzato che mette sempre in discussione il rapporto: per lui farò questo mestiere sempre e senza dubbi.”

Veniamo al punto dolente: la situazione Covid ed il Teatro in Italia

“Personalmente, non sono mai stata un’attrice che stava a casa ad aspettare la telefonata del mio agente, ma investivo quel tempo pensando a mettere in pratica magari ad altre dieci cose. Questo periodo ha tirato fuori il mio lato imprenditoriale, e sto per aprire il primo Centro per il Respiro in Italia. Ho depositato un metodo, e voglio aiutare le persone che dovranno adoperare il respiro e l’uso del diaframma per lavoro, o per riabilitazioni varie. E’ un modo per aiutare il prossimo, con qualcosa che fa parte del mio background”

Sarah ha un’espressione dolce, pacata, anche se ha energia sufficiente ad alimentare una centrale idroelettrica per un mese. E riesce a fare tutto essendo anche mamma di due gemelli. Quindi quando mi sento giù di morale penso a lei e mi rassereno!

Scherzi a parte, alla fine, uno dei principali fili conduttori che lega tutte le storie di successo che amo raccontare, è lo stesso. Concentrarsi su quello che si può fare ora, con gli strumenti che si hanno a disposizione, e non su quel che ci manca.

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