Fare la blogger: ma cosa vuol dire in realtà?

Chiara Ferragni, diciamoci la verità, ci hai rovinato un po’ la piazza. A parte il brillocco milionario e la dichiarazione di Fedez davanti a migliaia di persone, nessuno pensa a tutta la fatica che la Blonde Salad Nazionale ha fatto per arrivare a fatturare Otto Milioni di euro, spiccio più spiccio meno.

E allora, quando dici che sei anche una blogger, lo dici tra i denti. Perché le risposte tipiche sono praticamente 3:

  1. Perché è un lavoro?
  2. Come si scrive?
  3. Beata te.

Beata una beata minchia, direi. Che non mi lamento per modus operandi, però ancora non sono paragonabili nemmeno minimamente i miei fatturati.

Che poi, una blogger quando inizia, nemmeno “fattura”. Fa una notula. Perché non sa se riuscirà ad aprirsi una partita iva. Anzi, non sa se riuscirà a pagare tutte le incombenze che l’apertura della partita iva porta con se.

Una blogger quando inizia ha qualcosa da dire. Ha una voglia di riscatto sociale, perché magari ha perso il lavoro e vuole buttarsi a capofitto nella sua passione. Perché ama leggere i libri, o viaggiare o cucinare. Perché è un’artista e vuole condividere ed emozionare. Perché magari è una professionista e vuole crearsi una community dove poter lavorare e mettere a frutto le sue competenze.

Ecco, in effetti le competenze sono la prima problematica che la neoBlogger deve affrontare.

Intanto deve barcamenarsi tra domini, hosting, cloud e pizza e fichi. Una volta capito come vuole chiamarsi, deve imparare ad usare WORPRESS, la piattaforma più utile al mondo, senza la quale non esisterebbero le condivisioni di contenuti fruibili a tutti. E quindi giù con temi, plugin, widget (che ancora non ho ben capito come funzionano).

Non dimentichiamoci delle NEWSLETTER. Allora devi imparare ad usare Mailchimp, capire che cappero è un piano editoriale, usare i tuoi social come fossero una community che pende dalle tue labbra.

Tra lo studio teorico e pratico, poi, devi avere qualcosa da dire. Lo devi fare in modo chiaro, con una buona grafica, con delle foto semiprofessionali, attraverso una comunicazione diretta ed indiretta.

Ed in tutto questo, nessuno ti spiega come cavolo si monetizza. Cioè, se scrivo per il piacere di scrivere e non vendo un servizio, come faccio a fare di questo lavoro un lavoro retribuito?

Quindi devi organizzarti un mediakit, delle infografiche (Santo Canva da WorldWideWeb), proporti alle agenzie di comunicazione e digital e lo devi fare nel modo corretto. Quindi devi imparare anche questo.

Dopo mesi, in alcuni casi anni, se sei costante, pubblichi contenuti interessanti e hai targettizzato bene le tue sponsorizzazioni Facebook o Instagram, po’ esse che cominci ad avere i tuoi ritorni. Po’ Esse!

Ma mi raccomando, non dimenticare di scrivere il post con hashtag #advertising, che altrimenti il garante delle comunicazioni o delle pubblicità o della privacy, insomma un cappero di Garante, si arrabbia e ti multa.

Per gli altri?

Ti fai due foto, scrivi 4 cazzate, partecipi ad aventi, sponsorizzi passeggini ed il gioco è fatto.

That’s all.

E te che cominci a farti mille dubbi, a pensare che magari stai sbagliando qualcosa. E poi ci sono i momenti no. Quelli in cui non sai più se andare avanti o meno. Quelli in cui non riesci a trovare la motivazione, ad organizzarti. Quelli in cui hai bisogno di autodisciplina, e finisci con il cazzeggiare un’ora sui vari gruppi Facebook e poi il senso di colpa incombe.

E poi, vogliamo parlare del fatto che siamo DONNEMAMMEMOGLIEQUILIBRISTE? Ah, no, scusate. Moglie non lo sono più. Ed elenchiamole, le fortune, quando ci capitano!

“Ma come, stai a casa!” “Ma scusa, perché lo devi mandare al nido se stai a casa?!” “Ricordati di andare alla posta” “Ricordati di cucinare” “Ricordati le camicie” “Ricordati il pediatra”.

La prossima volta, da grande, devo ricordarmi di fare il posto fisso.

Checco Zalone docet.

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